Quasi quasi scrivo una canzone.
Serata libera da mamma separata con fidanzato che ha il turno notturno, vuol dire anche questo.
Una canzone che abbia una vita animata, che venga vissuta.
Uno di quei pezzi iconici che rappresentano una generazione.
Una canzone che arrivi dappertutto.
Sì, ne scrivo una di quelle che ti restano nelle orecchie, di quelle che fai proprio fatica a liberartene.
Ne scrivo una d’altri tempi.
Anzi no.
Ne scrivo una per i giovani. Di quelle rap, o trap, o rap-trap.
Di quelle che potrebbero ascoltare anche i miei figli e gli amici dei miei figli.
Il racconto di un quartiere e un beat
Ci metto un po’ di riscatto sociale, un po’ di soldi facili e la fuga dal quartiere.
No, Debora. Non dirlo.
Sesso, droga e rock and roll odora di antico.
Decrepito, direi.
Provo a farmi ispirare dai beat, ne ho scaricati diversi.
Ormai il flow è alla portata di tutti.
Mi ricordo a casa mia la musica la facevamo noi, con… tutto.
I bicchieri tintinnanti, il battito delle mani, il tamburellare sul tavolo.
Noi, una famiglia strana con i canti, i controcanti e la chitarra di mio padre nell’angolo sempre a portata di “strimpellamento”.
La canzone chill e i vocaboli top
Ma torniamo alla canzone, vorrei farne una chill.
Una di quelle che spacca, piena full di good vibes.
Sto imparando dai miei figli moltissimo vocaboli top, ce li metto tutti.
Devo stare attenta a non risultare Cringe, perché il trash è divertente ma il Cringe invece è proprio off.
Sempre a criticarli e sminuirli, intanto però, i giovani millennial si sono inventati un gergo tutto loro.
Ho scoperto che io sono una millennial di confine, una Boomer mancata per un pelo, “Milloomer” potrei definirmi.
Il linguaggio di soglia
E allora mi chiedo, ma perché non avere anche noi un linguaggio tutto nostro?
Un’identità in cui rifugiarci quando il pensiero di essere invecchiati (e di dover sostenere ancora per qualche anno l’adolescenza dei nostri figli) ci appesantisce le giornate?
No non sarò nostalgica, vorrei proprio andare oltre allo “sciallare”, “come gasa”, “che pacco” e “ora sbrocco”.
Sì, perdindirindina. Vorrei avere un linguaggio per quelli come me che:
- hanno figli adolescenti
- usano il digitale senza esserne nativi
- non idealizzano il passato
- non idolatrano il futuro
- hanno imparato a ridere di sé per non irrigidirsi
Un linguaggio per quelli che:
- non vogliono sembrare giovani
- non vogliono diventare cinici
Lo potremmo chiamare: Linguaggio di soglia
- non esclude
- non etichetta
- non semplifica
- crea riconoscimento
Milloomer
s. m. e f.
Persona in bilico tra la generazione Millennial e Boomer.
Non sa ancora cosa fare da grande, ma sa molto bene cosa non vuole più fare.
Individuo over 40:
abbastanza grande da ricordare le cabine telefoniche,
abbastanza giovane da ignorare le notifiche.
Non si riconosce nelle etichette,
diffida dei toni estremi,
usa l’ironia come forma di equilibrio.
(Fine. Niente di più.)
E poi ci servirebbe un piccolo vocabolario di parole tutte nostre.
Invece di Chillarci, noi ci Sospenderemo e resteremo così distaccati dal resto quanto basta per ricaricarci.
Invece di dire che qualcosa è Full diremo che è Abbondante, perché l’abbondanza è spesso anche prosperità spirituale e di quella non ce n’è mai abbastanza.
E il Cringe… invece di Cringe… No dai questa la terrei.
Un modo divertente per non parlare di disagio, anche perché di disagio in giro ce n’è già fin troppo.
Riflessioni di una generazione di mezzo
Noi Milloomer dovremmo avere un linguaggio tutto nostro: quello di una generazione di mezzo, che non si riconosce più né nelle etichette né nei toni estremi.
Per tutti noi che:
- siamo abbastanza grandi da ricordare le cabine telefoniche, ma abbastanza giovani da ignorare le notifiche
- non sappiamo ancora cosa faremo da grandi, ma sappiamo cosa non vogliamo più fare
- non stiamo invecchiando: stiamo solo cambiando ritmo
Perché la nostra non è nostalgia.
È memoria selettiva.
Volevo scrivere una canzone, ma ho switchato idea, direbbe mio figlio.
Un trillo mi distoglie dai miei pensieri.
“Buonanotte Mamy 🙂”, mi scrive mia figlia
“Buonanotte amore 🙂”
Sbadiglio.
Chissà se tutti gli over 40 come me iniziano e finiscono un progetto di portata generazionale, nell’arco di 35 minuti.
E niente.
Anche oggi cambiamo il mondo… domani.
